Fri Jun 26 15:53:18 CEST 2026
di Alessandra dal Verme, Direttore dell’Agenzia del Demanio
Perugia, capoluogo di impianto collinare a raggiera della verde Umbria, è caratterizzata da una conformazione urbana fortemente condizionata dalla morfologia del territorio. Il nome Perugia deriva secondo alcuni studiosi da un possibile, antico, insediamento umbro d’altura: in questo caso l'etimologia risalirebbe alla radice indoeuropea per-roudja, che significa "rossastra". Questo termine fa riferimento all'antica usanza degli Umbri di rivestire le palizzate in legno delle loro fortificazioni con l'argilla locale, che risultava appunto di colore rosso.
Fu rifondata dagli Etruschi nel VI secolo a.C., come vera e propria città, col probabile nome di *persia, latinizzato poi in Perusia in seguito al passaggio, graduale, dall'età ellenistica a quella augustea, sotto Roma: all'interno di tale periodo si collocano ampi tratti murari o porte monumentali, come quella Marsia o l'arco noto come etrusco o di Augusto.
Dalla dominazione romana allo sviluppo medievale e rinascimentale, sede del papato per oltre tre secoli, Perugia conserva nella sua struttura e nel suo tessuto urbano tracce della stratificazione di epoche diverse che si sovrappongono e dialogano tra loro, delineando un equilibrio tra memoria e contemporaneità. Il centro storico sorge su un'acropoli, è organizzato su crinali dominanti e rappresenta il nucleo identitario della città, caratterizzato da un tessuto compatto, dalla cinta muraria e da rilevanti monumenti di valore storico-architettonico.
Oggi è stato firmato il Piano Città degli Immobili Pubblici di Perugia nella sala conferenze della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria, ex Refettorio del Monastero di Santa Caterina del XVI secolo, luogo di stratificazione di funzioni e storie al pari dell’intero centro storico della città di Perugia. Il Piano è lo strumento adottato dall’Agenzia del demanio con l’obiettivo di valorizzare e finalizzare il patrimonio e gli spazi pubblici della città, promuovendo interventi di rifunzionalizzazione e riqualificazione del centro storico e dei principali poli, d’intesa con il Comune e coinvolgendo le amministrazioni interessate per i singoli interventi. In questo contesto, assume un significato chiave il processo di trasformazione del complesso delle Ex Carceri di Perugia, situate proprio ai piedi dell’acropoli, al centro di una collaborazione tra l’Agenzia del demanio, il Ministero della Giustizia, il Comune di Perugia, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria e il Politecnico di Milano, che ha collaborato nella predisposizione del documento di indirizzo alla progettazione e nella visione del nuovo polo giudiziario. Un intervento di particolare rilevanza è la creazione di una Cittadella della Giustizia che prevede un investimento di circa 150 milioni di euro, in cofinanziamento tra il Ministero della Giustizia e l’Agenzia del demanio. È l’occasione di una rigenerazione più ampia con la riorganizzazione di piazze e assi urbani strategici - tra cui la riprogettazione di Piazza Partigiani come nuovo accesso urbano e nodo di connessione e gli interventi sulla testata monumentale della Rocca Paolina - in un unico disegno volto a mettere in relazione luoghi, funzioni e persone.
L’ex complesso carcerario è costituito da tre distinti compendi (Ex Carcere Maschile, Ex Carcere Femminile e Padiglione Paradiso) che, nel tempo, sono stati collegati per favorire la loro funzione in un’ottica di unitarietà. L’Ex Carcere Maschile - progettato da Giuseppe Polani e oggi ripensato e rilanciato nella contemporaneità dall’architetto Mario Botta – fu costruito subito dopo l’unità d’Italia proprio per le funzioni detentive, secondo il modello panottico proposto dal filosofo Jeremy Bentham e adottato agli inizi del 1800 negli Stati Uniti, impostato sul modello a sei bracci, per favorire il controllo e l’isolamento del detenuto in un’ottica punitiva, racchiuso da una cinta muraria priva di varchi e provvisto di un camminamento di ronda per la sorveglianza. Nella sua nuova destinazione le mura verranno aperte per un dialogo con la città.
Accanto, l’Ex Carcere Femminile, il cui recupero e l’avvio del cantiere è stato inaugurato oggi, racconta una storia ancora più stratificata di straordinario valore storico e identitario. Fondato nel 1562 come Monastero delle Convertite, era destinato ad accogliere le donne che avevano lasciato la prostituzione e si trovavano in condizioni di indigenza. Trasformato poi in istituto penitenziario durante l’ultimo periodo dello Stato Pontificio tra il 1846 e il 1860, conserva nella sua architettura le tracce di questa evoluzione, tra corti interne, spazi di clausura e ambienti di pregio. Dal 2005 l’edificio ha soppresso le funzioni carcerarie e vissuto due decenni di incuria e degrado, senza riuscire a trovare una visione che lo riponesse in relazione nel tessuto urbano, mantenendone la memoria.
Il compendio si integra nel medesimo tessuto contiguo del Padiglione Paradiso, che ha origine dal seicentesco Convento delle Bartolelle, parzialmente demolito in seguito alle soppressioni napoleoniche e successivamente ricostruito come ampliamento del carcere femminile. Il Padiglione Paradiso, chiamato così per la sua posizione privilegiata, rappresentava un luogo di sosta prima dell’uscita dei detenuti dal carcere.
I tre storici complessi, luoghi per lungo tempo chiusi, mutano funzione pur mantenendo lo stesso significato urbano e simbolico, per essere restituiti alla città nella forma nuova della futura Cittadella Giudiziaria: non più spazi intesi come luogo della separazione, ma come infrastruttura civile aperta, efficiente e integrata nel tessuto urbano.
Nel Carcere Femminile sorgeranno la Procura della Repubblica e la Polizia Giudiziaria, grazie a un attento restauro che valorizzerà le corti interne e trasformerà la chiesa in una sala conferenze aperta anche alla città.
Il Padiglione Paradiso ospiterà il Tribunale Civile, l’UNEP e l’Ordine degli Avvocati, con nuovi spazi pubblici, coperture verdi e ambienti di lavoro luminosi e accoglienti, nati dalla riconversione delle antiche celle.
Infine, il Carcere Maschile diventerà la sede del Tribunale Penale, del Tribunale di Sorveglianza e del Giudice di Pace. Qui, il progetto firmato dall’architetto Botta prevede nuovi volumi, spazi musealizzati che raccontano la storia del luogo e soluzioni innovative per la sicurezza e la sostenibilità.
Il Piano Città interviene per trasformare la dimensione della giustizia in un polo integrato in cui si concentrano le principali funzioni, oggi frammentate sul territorio in un sistema unitario ed efficiente di logistica della giustizia. Luoghi che sono stati pensati per negare la relazione con l’esterno vengono progressivamente riconnessi allo spazio pubblico circostante, contribuendo alla ricucitura del tessuto urbano e alla creazione di nuove relazioni con la cittadinanza. La memoria del luogo rimane: la storia del carcere – con il suo significato, le sue stratificazioni, le sue architetture – continuerà a essere leggibile, diventando parte integrante della nuova identità del complesso.
Il patrimonio immobiliare pubblico assume così un ruolo strategico, leva per lo sviluppo urbano sostenibile, attraverso processi di rigenerazione - in questo caso basati su strategie di riuso e valorizzazione - capaci di attivare nuove opportunità economiche, sociali e culturali senza ulteriore consumo di suolo. Le operazioni previste dal Piano non si limitano a interventi puntuali come la riorganizzazione dei poli amministrativi, ma disegnano una strategia complessiva che coinvolge tutto il sistema urbano, compresa l’espansione residenziale. Perugia vanta infatti un polo universitario e culturale di rilievo nazionale e internazionale, fondato sulla presenza dell’università degli Studi Italiana e di quella per Stranieri, e un sistema culturale dinamico, arricchito da istituzioni, spazi e grandi eventi di richiamo.
È in questa veste che il patrimonio dello Stato ritrova la sua funzione più alta: essere infrastruttura civile, luogo di identità condivisa e strumento di coesione per la comunità.