Thu Jun 18 15:01:04 CEST 2026
L'unitarietà del progetto originario e la monumentalità architettonica mantengono il potenziale strategico del complesso
Di Alessandra dal Verme
Ritorna nel dibattito il destino dell'Ex Ospedale Forlanini, in progressivo disuso da circa 20 anni e dismesso 10 anni fa, di recente (ex articolo 3-quater del decreto-legge n. 156/2025, collegato alla manovra economica) trasferito dalla Regione Lazio al patrimonio dello Stato gestito dall'Agenzia del Demanio. Il convegno dal titolo “Il Forlanini, una risorsa per/di Roma, dalla TBC a…”, organizzato dall’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria nella Sala Alessandrina del proprio magnifico complesso museale e monumentale, punta proprio a ripercorrere la storia dell’ex Ospedale e il suo valore per il futuro della città.
È il momento di ricreare i legami con la città e soddisfare i fabbisogni emergenti dal mutato contesto. L'Agenzia del Demanio, già nella sua rinnovata visione, dal 2022 dà centralità alla persona e al territorio nel riuso del patrimonio immobiliare dello Stato, come strumento di più ampi processi di rigenerazione urbana. L'obiettivo per l’ex Ospedale Forlanini è interrompere l’abbandono, favorirne la valorizzazione e il riutilizzo affinché torni a essere parte viva del territorio in una rinnovata funzione e in coerenza con la sua vocazione originaria: la cura, l'unitarietà di un grande progetto al servizio della città, la monumentalità architettonica.
Il Forlanini ha rappresentato uno dei più significativi e innovativi esempi di architettura sanitaria del Novecento italiano. Inaugurato nel 1934 e dedicato alla cura delle malattie respiratorie, fu concepito come un "organismo unitario" in cui architettura, medicina e ambiente concorrevano al benessere del paziente. Nella stessa logica, la sua rifunzionalizzazione potrà contribuire al benessere della città.
Collocato nel quadrante sud-occidentale di Roma, nell'area di Monteverde-Portuense, il complesso rispondeva ai principi della medicina sanatoriale dell'epoca: isolamento dal tessuto urbano più denso, presenza di ampi spazi verdi, buona esposizione solare e ventilazione naturale. Oggi il bene potrà diventare un elemento di connessione con il contesto urbano e gli ampi spazi verdi potranno essere accessibili ai cittadini. Il paradigma funzionale della chiusura per la cura viene capovolto secondo una logica di apertura e di accoglienza; più funzioni integrate e criteri di flessibilità guidano la riqualificazione dell'immobile pubblico come volano di rigenerazione urbana.
Oggi il suo valore architettonico, storico e identitario costituisce un patrimonio strategico per la città di Roma e una risorsa potenziale per nuove funzioni di cura, culturali e sociali.
La storia del Forlanini si inserisce nel contesto della grande emergenza sanitaria rappresentata dalla tubercolosi tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. In assenza di cure farmacologiche efficaci, la terapia si basava soprattutto sul riposo, sull'esposizione all'aria aperta e alla luce solare e sul controllo delle condizioni igieniche. Per questo motivo si diffuse in tutta Europa il modello del sanatorio, una struttura progettata per offrire ai pazienti condizioni ambientali favorevoli alla cura.
In Italia, la lotta alla tubercolosi assunse una dimensione nazionale a partire dagli anni Venti. Negli anni Trenta prese forma il progetto del Forlanini con il contributo della Confederazione degli Industriali e dell'Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale. Questa collaborazione oggi assume grande rilevanza laddove il privato, possibile investitore, prende consapevolezza del contributo che può dare a risolvere temi importanti della società. L'Ospedale fu inaugurato il 10 dicembre 1934 e dedicato a Carlo Forlanini (1847–1918), medico e ricercatore noto per l'introduzione dello pneumotorace artificiale nella terapia della tubercolosi.
Fu il frutto di una grande visione: creare, in un progetto unitario, un modello sanitario avanzato. Si superava la concezione tradizionale del sanatorio come semplice luogo di degenza e si integrava l'assistenza clinica, la ricerca scientifica e la formazione universitaria, configurando il complesso come un vero polo sanitario e scientifico di rilevanza nazionale e internazionale. Al suo interno trovavano spazio laboratori, biblioteche, musei anatomici, cliniche universitarie e aule per l'insegnamento, contribuendo a trasformare il complesso in un centro di eccellenza per lo studio e la cura delle malattie respiratorie.
L'interpretazione odierna della vocazione identitaria del compendio è proprio quella di un polo di riferimento dove cura e accoglienza, formazione e ricerca, cultura e spazi di relazione si integrano per la città contemporanea.
Le dimensioni del complesso, l'organizzazione degli spazi, la qualità costruttiva e il rapporto tra edifici e paesaggio ne fanno un'opera di straordinario valore storico e culturale.
La dimensione unitaria del progetto rappresenta una significativa sintesi tra monumentalità e funzionalità. Le facciate principali, caratterizzate da simmetrie compositive, porticati e rivestimenti in travertino, testimoniano il linguaggio dell'architettura pubblica degli anni Trenta; al contempo, l'impiego del cemento armato, la razionalità distributiva e l'attenzione agli aspetti ambientali rivelano una concezione contemporanea dell'edificio.
Oltre al valore storico e architettonico, il Forlanini possiede una rilevanza strategica legata alla sua collocazione urbana, all'interno di uno dei principali poli sanitari della Capitale, nel quadrante occidentale della città. Tale posizione garantisce elevata accessibilità, integrazione con la rete dei servizi sanitari regionali e prossimità alle principali infrastrutture urbane.
Uno degli elementi di maggiore interesse è rappresentato dalla straordinaria estensione del parco e delle aree libere, una risorsa ormai preziosa nei contesti urbani. La disponibilità di ampi spazi aperti costituisce un valore strategico sotto il profilo ambientale e di pianificazione delle nuove funzioni.