Fri Oct 16 14:41:01 CEST 2026
Il 18 ottobre apertura straordinaria al pubblico. Un percorso tra il progetto della futura Cittadella della Giustizia e i rinvenimenti archeologici emersi durante i lavori.
Il 18 ottobre apre per la prima volta al pubblico il cantiere di Palazzo Carcano a Trani, dove sono in corso i lavori per la realizzazione dei nuovi uffici giudiziari che, insieme alle storiche sedi di Palazzo Torres, Palazzo Candido e Palazzo Gadaleta, costituirà la Cittadella della Giustizia. L’iniziativa è promossa dall’Agenzia del Demanio insieme alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Foggia e Barletta-Andria-Trani e al Tribunale e alla Procura della Repubblica di Trani.
L’apertura straordinaria permetterà ai visitatori di conoscere il progetto e scoprire l’area archeologica emersa durante il recupero dell’immobile seicentesco: una stratigrafia che documenta diverse fasi della storia urbana, dalle fondazioni di un antico monastero a un’area funeraria, fino alle tracce di un quartiere medievale e moderno, con botteghe, un sistema idrico e una rara fornace circolare. I ritrovamenti saranno tutelati e valorizzati all’interno del nuovo complesso e inseriti in un percorso di visita che raggiungerà anche i nuovi spazi panoramici, realizzati sul terrazzo di copertura e affacciati sulla città, in dialogo con il centro monumentale che comprende Castello Svevo, piazza Re Manfredi e la Cattedrale. Al piano terra, un diaframma in vetro garantirà continuità visiva tra l’area archeologica conservata, il Palazzo e la città.
Dalle ore 9.00 alle 13.00 l’area archeologica di Palazzo Carcano, in piazza Re Manfredi (angolo via Accademia dei Pellegrini), sarà visitabile attraverso percorsi guidati ogni 20 minuti, con personale specializzato. Ogni turno potrà accogliere massimo 15 persone. La partecipazione è gratuita fino a esaurimento dei posti disponibili, con prenotazione obbligatoria sulla piattaforma Eventbrite.
I lavori per la realizzazione della Cittadella della Giustizia di Trani sono stati avviati nel 2025, prevedono un investimento complessivo di circa 24 milioni di euro e saranno completati nel 2028. L’intervento, frutto della collaborazione tra Agenzia del Demanio, Ministero della Giustizia, Ministero della Cultura e Comune di Trani, coniuga le esigenze funzionali della Giustizia con la tutela del patrimonio culturale, la rigenerazione urbana, l’efficientamento energetico e la sostenibilità ambientale. Il progetto, avviato con il concorso di progettazione del 2021, comprende la valorizzazione dell’edificio storico con soluzioni architettoniche contemporanee e la conservazione delle testimonianze archeologiche
L’apertura del 18 ottobre rappresenta un’occasione per restituire temporaneamente alla città un luogo in trasformazione e consentire ai visitatori di osservare come il futuro polo giudiziario stia prendendo forma insieme alla riscoperta e alla valorizzazione delle testimonianze del passato.
Palazzo Carcano: dal Seicento ai nuovi uffici giudiziari
Le origini di Palazzo Carcano risalgono alla prima metà del Seicento. L’edificio nacque dalla fusione di abitazioni preesistenti per iniziativa di una famiglia nobiliare lombarda, trasferitasi prima a Bari alla fine del Quattrocento e successivamente a Trani nel 1622.
Il palazzo si sviluppa intorno a una corte centrale. Al piano terra erano originariamente collocati gli ambienti di servizio e quelli destinati alle attività commerciali ed economiche, mentre il primo piano, raggiungibile attraverso uno scalone monumentale in pietra, ospitava gli ambienti nobili. Tra gli elementi architettonici più rilevanti si distingue il portale seicentesco di via Beltrani, caratterizzato da bugne a cuscino ad alternanza concava e convessa decorate con il profilo di un giglio. Accanto è presente un ingresso tamponato dal profilo leggermente ogivale, testimonianza di una struttura precedente successivamente integrata nell'edificio seicentesco.
Nel XVIII secolo il Palazzo conservò la funzione di residenza nobiliare fino al 1° aprile 1799, quando subì gravi danni durante l’assalto delle truppe francesi alla città. Nel 1908 la duchessa Carcano di Montaltino vendette l’immobile all’arcivescovo Francesco Paolo Carrano. Il Palazzo fu quindi destinato all’assistenza e all’educazione delle bambine orfane e affidato alle Figlie del Divino Zelo del Cuore di Gesù, istituto fondato da Sant’Annibale Maria di Francia. Inaugurata il 3 aprile 1910, la struttura rimase attiva fino al 1976. Ceduto dalla Curia Arcivescovile al Comune di Trani nell’aprile 2001, Palazzo Carcano è stato trasferito allo Stato il 29 gennaio 2018, avviando il percorso verso la sua nuova destinazione a sede degli uffici giudiziari.
L’area archeologica esterna e le testimonianze all'interne del Palazzo
Gli scavi condotti nell’area esterna al Palazzo hanno portato alla luce i resti di un quartiere sviluppatosi tra il basso Medioevo e l’età moderna, tra il XIII-XIV e il XVII secolo. Sono emerse strutture riferibili a diversi ambienti con funzioni abitative e produttive, insieme a un articolato sistema per la gestione delle risorse idriche composto da pozzi, canalizzazioni e cisterne. Tra le testimonianze rinvenute figura anche una grande fornace circolare, legata alla produzione della calce attraverso il recupero e il riuso di materiali edili. Negli spazi interni sono emersi ambienti appartenenti a una fase precedente rispetto alle strutture individuate all’esterno. Le evidenze potrebbero essere riconducibili agli ambienti di un antico monastero, forse identificabile con il Monastero di San Paolo Apostolo, che le fonti storiche attestano a partire dall’XI secolo come monastero benedettino maschile. Gli scavi hanno inoltre restituito un’area funeraria con sepolture a inumazione di adulti e minori e uno spazio caratterizzato dalla presenza di una colonna in pietra crollata, possibile testimonianza di un antico porticato. Particolarmente significativo è il rinvenimento di un miliare della Via Traiana con il numerale 99, riferito alla distanza in miglia da Roma. La colonna era originariamente collocata lungo il tratto della strada romana tra Canosa e Ruvo, probabilmente nei pressi della località Monte Faraone, nel territorio di Andria. Sono stati recuperati anche reperti ceramici, metallici e vitrei, che il progetto prevede di tutelare e valorizzare secondo le indicazioni della Soprintendenza.
La documentazione dell’area archeologica sarà completata attraverso un rilievo tridimensionale, integrato con i rilievi stratigrafici, la documentazione fotografica e le relazioni archeologiche già realizzate. La restituzione digitale confluirà nel modello informativo dell’intervento e consentirà di conservare una rappresentazione unitaria dello scavo. Potrà inoltre essere utilizzata nel futuro percorso di visita per rendere comprensibili anche le parti non più materialmente visibili e contribuire alla realizzazione di uno spazio multimediale dedicato alla lettura delle stratificazioni e delle trasformazioni del sito.