Diario di bordo Napoli

Napoli, workshop 15 maggio 2026

Napoli, la cura del patrimonio dello Stato è la risposta per la comunità

Etica, conoscenza e riuso al centro del workshop dell’Agenzia del Demanio all’Università Federico II

L’Agenzia del Demanio, con il Direttore Alessandra dal Verme, promuove un ciclo di workshop sulla "Responsabilità etica nella cura del patrimonio immobiliare dello Stato” in collaborazione con la rete delle Università, partner nella qualità della progettazione. Lo scopo è far conoscere a studenti, professionisti e ricercatori come la cura dei beni dello Stato dà risposta a bisogni e vocazioni del territorio, al recupero dell’identità culturale del cittadino attraverso il riuso dell’immobile pubblico. Dopo Mantova, Bologna e Firenze, il quarto incontro si è svolto presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Le parole chiave nell’introduzione del capo Dipartimento della Facoltà di Architettura, Marella Sant’Angelo, che accoglie il workshop a Palazzo Gravina, bene demaniale, sono conoscenza, etica del progetto e valore relazionale del bene, cui si punta con uno sguardo multidisciplinare, poi ripreso da Mario Losasso, professore emerito dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Il direttore  Alessandra dal Verme racconta il ruolo dell’Agenzia di gestione del patrimonio immobiliare dello Stato di ben 45.000 immobili pubblici. Un patrimonio diffuso composto di musei, uffici pubblici, caserme, conventi, carceri, torri, chiese, la cui complessità richiede una forte responsabilità etica, mossa dall’intenzionalità a compiere scelte per la sua cura, nell’interesse collettivo, a guardare il progetto in funzione del dopo.

L’obiettivo non è massimizzare l’effetto economico, vi è pure l’impatto sociale, ambientale, la restituzione di beni alla collettività, che diversamente porterebbero al costo del degrado. L’etica della condivisione guida le scelte, superando la complessità gestionale. La presenza di molti attori che, coinvolti a tempo, concorrono alla decisione rafforza la scelta, superando ostacoli amministrativi per puntare all’obiettivo sostanziale della norma e della disciplina, l’interesse della collettività.

Il bene dello Stato è un bene comune molto più vicino di quanto si pensi, la sua cura è frutto di un’intelligenza collettiva cui lo Stato deve tendere.

L’Agenzia del Demanio ha adottato il Piano Città degli immobili pubblici come strumento di pianificazione integrata per condividere le scelte con il territorio. A Napoli, nel centro storico si progetta di riconnettere alla città siti storici per renderli anche immediatamente fruibili attraverso la riqualificazione di spazi esterni.

Dal recupero delle Torri Aragonesi lungo la via Marina, ridisegnando a tratti, ma del tutto evidenti, le mura e le Torri che circondavano il Castello del Carmine. Al termine delle mura due torri sono al confine con la Chiesa di San Giovanni a Carbonara, dove già opera la cooperativa la Paranza guidata da Padre Loffredo. Insieme all’Agenzia del Demanio si sta concludendo un progetto di temporary use su tre cortili del convento attiguo, bene demaniale per l’uso immediato della collettività, in attesa di un progetto più ampio che vede una mixitè funzionale tra spazi aperti, sale lettura e studio, uffici pubblici.  

L’Agenzia è stazione appaltante della riqualificazione di Piazza del Plebiscito con i suoi palazzi e monumenti, un contesto che fa riferimento a molteplici “proprietà e gestioni”, “quinta” della storia della città.  L’architetto Filippo Cannata racconta il progetto illumino-tecnico, che accenderà la Piazza entro fine anno per portare attraverso la luce nuova vita notturna alla città.  Su Scampia, il progettista Vincenzo Corvino racconta un’iniziativa chiave dell’Agenzia: la riqualificazione della Caserma Boscariello per la Polizia di Stato che include una piazza e spazi aperti alla città, aree verdi ludiche e aree sportive.

Per la rigenerazione dell’area metropolitana, l’Agenzia del Demanio sta intervenendo, a supporto del commissario, nei comuni dei Campi Flegrei, con la messa in sicurezza dal rischio sismico di 35 edifici tra uffici pubblici, scuole e casa circondariale di Nisida.

In collaborazione con il Parco archeologico di Pompei, l’obiettivo è riconnettere i siti archeologici alle moderne cittadine di Pompei, Scafati e Torre Annunziata, attraverso la rigenerazione di spazi demaniali adiacenti ai siti di produzione militare borbonica e dismessi, che saranno aperti offrendo servizi culturali, didattici e laboratoriali, parchi urbani e nuove opportunità produttive, con possibilità di un turismo esperienziale.

Si tratta dei progetti di rigenerazione delle aree del Real Polverificio di Scafati e dello Spolettificio di Torre Annunziata, attigue ai siti archeologici di Pompei e di Oplontis,  anch’essi dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità, come il centro storico di Napoli. Ma a differenza di quest’ultimo, dove la stratificazione delle culture ha consentito all’animo della città di continuare a vivere, qui le ceneri hanno ricoperto i siti e interrotto il legame con la comunità. Tuttavia, oggi con questi progetti si potrà restituire le origini culturali alle cittadine moderne e riattivare un percorso di rigenerazione dell’intera buffer zone.

Il processo di avvicinamento alle radici secondo Eugenia Carfora, preside dell’Istituto Superiore Morano di Caivano, parte dalla scuola. La preside parla ai giovani con il cuore, da maestra di vita, per incitarli a credere in obiettivi concreti realizzabili con la perseveranza, a non mollare a mettere le mani nella terra, per coltivare sul degrado un orto di talenti e di frutti profumati come i limoni della sua scuola.

Padre Loffredo racconta come è nata la cooperativa “La Paranza” con i giovani della Sanità per riqualificare il quartiere degradato, un impegno virale, che ha visto generare nuove cooperative cui sono state affidate molte chiese abbandonate di Napoli. Una molteplicità di proprietà che si intrecciano, spesso non note, che emergono solo al momento in cui si è riusciti a far vivere la chiesa, il bene di culto che appartiene a tutti. Un culto che vuol dire coltivare cura e vita, abitare i luoghi. È lì che padre Loffredo richiama i giovani per occuparsi con creatività e impegno di questi beni abbandonati, significativi per storia e arte, e restituirli gratuitamente alla città e al turista. Certo, uno Stato pro-attivo e meno burocratico potenzierebbe i risultati!

Il direttore dal Verme risponde, lo Stato siamo noi, a noi la sfida di operare nell’interesse collettivo con quella intenzionalità ricordata all’inizio del workshop.

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