Diario di bordo Mantova

Workshop Mantova 27 marzo 2026

Mantova e il futuro degli immobili pubblici: dalle carceri dismesse ai nuovi spazi della collettività

Il tema del riuso e della dimensione etica della scelta del manager dello Stato nel primo workshop promosso dall’Agenzia del Demanio insieme al Politecnico di Milano

«Di chi sono le chiese, i conventi, le carceri dismesse che punteggiano le nostre città? La risposta è: di tutti. Sono beni dello Stato, e dunque beni comuni».

Con queste parole Alessandra dal Verme, direttrice dell’Agenzia del Demanio, ha aperto a Mantova il primo workshop promosso dall’Agenzia insieme al Politecnico di Milano – Polo territoriale della città dei Gonzaga, dedicato alla Responsabilità etica nella cura del patrimonio immobiliare dello Stato.

Il tema del riuso del patrimonio pubblico dismesso, e in particolare delle carceri inutilizzate, è stato posto al centro di una riflessione più ampia sul ruolo pubblico dello spazio urbano. Non si tratta solo di recuperare edifici, ma di comprendere come luoghi chiusi, sospesi tra memoria e abbandono, possano tornare a generare funzioni, relazioni e valore collettivo. In questo quadro si inserisce il Piano Città degli immobili pubblici dell’Agenzia del Demanio, interpretato come strumento per ridefinire il rapporto tra Stato e territori. Dal 2021 il patrimonio immobiliare statale viene letto non più soltanto come insieme di asset da amministrare, ma come leva per attivare processi di rigenerazione urbana, innovazione sociale e sviluppo locale.

Mantova diventa così un caso di osservazione significativo. Il Piano Città punta a superare la frammentazione dei singoli interventi, costruendo una cornice integrata tra immobili statali e comunali.

La rigenerazione senza consumo di nuovo suolo, la valorizzazione del patrimonio esistente e la costruzione di nuove funzioni urbane diventano gli assi di una strategia che tiene insieme tutela, progetto e governance. Sul piano operativo, il Piano lavora su un portafoglio condiviso di dodici immobili, con destinazioni potenziali legate a servizi, cultura, housing sociale e attività produttive. Tra gli interventi richiamati figurano il recupero di caserme e conventi, la valorizzazione dell’ex aeroporto Migliaretto — tornato alla città dopo 116 anni —, lo sviluppo di aree come Valdaro, Gambarara e Colle Aperto, la riorganizzazione della logistica degli uffici giudiziari e il tema della mobilità, inteso come condizione per accessibilità e qualità urbana.

Il caso dell’ex Migliaretto è stato indicato come esempio di una procedura rimasta ferma per anni e trasformata in occasione di rigenerazione. Resta però centrale una cautela: la semplificazione amministrativa e il coordinamento istituzionale non bastano, da soli, a garantire sostenibilità economica, qualità progettuale e valore sociale degli interventi.

Il Piano Città interviene anche sul rapporto tra pubblico e privato: la possibilità di attivare capitali privati attraverso strumenti di partenariato pubblico-privato punta a trasformare il patrimonio pubblico in un volano di sviluppo. Lo strumento si inserisce in una visione urbana fondata su potenziamento dei servizi, rafforzamento della vocazione culturale e turistica, mobilità sostenibile e nuove forme di residenzialità inclusiva.

La dimensione etica è emersa con forza anche nell’intervento di Maria Milano Franco d’Aragona, provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Lombardia, che ha richiamato la frase attribuita a Voltaire: «Non fatemi vedere i vostri palazzi, ma le vostre carceri, perché è da esse che si misura una società». Le carceri diventano così il simbolo più evidente di una domanda più ampia sul rapporto tra dignità degli spazi, funzione rieducativa della pena e responsabilità pubblica. Il ragionamento si è poi esteso agli spazi della formazione.

Il campus universitario è stato raccontato come esperienza comunitaria e infrastruttura urbana, luogo di incontro e scambio in cui biblioteca, spazi pubblici, aree sportive e servizi contribuiscono alla qualità della vita collettiva. Attraverso le direttrici della rigenerazione urbana, delle sfide ambientali e dello sviluppo socio-culturale, il workshop ha restituito un messaggio chiaro: il patrimonio pubblico non è soltanto un’eredità da conservare, ma una piattaforma attraverso cui costruire nuove forme di cittadinanza, relazione e futuro condiviso.

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