Thu Jun 25 11:26:49 CEST 2026
Due Santi richiamano memoria, identità e visione.
di Alessandra dal Verme, Direttore dell’Agenzia del Demanio
L’Agenzia del Demanio in un percorso condiviso con le Istituzioni, con l’aiuto della Diocesi e per mezzo della Fondazione Napoli C’entro, riapre ai giovani e alla città i Chiostri del Complesso Monumentale di San Giovanni a Carbonara in un modello di uso temporaneo. Oggi alle 18:30 un evento ospitato presso il complesso permetterà alla cittadinanza di riabbracciare i chiostri e di approfondire le nuove prospettive per San Giovanni a Carbonara.
Entrare nel complesso monumentale di San Giovanni a Carbonara a Napoli equivale a compiere un’esperienza umana e mistica di sapore mediterraneo, ma di valore universale. Visitare questo luogo è come entrare nel tempo dell’anima che ci spinge all’etica del servizio e della condivisione, all’etica del progetto.
Qui, in pieno Medioevo, l’Ordine Agostiniano si lega a San Giovanni Battista: una volontà non casuale se si considera la connessione profonda tra i due santi che si esprime nella teologia e nell'arte, nel loro legame al luogo del deserto dove l’uomo ritrova sé stesso. Il pensiero agostiniano ruota attorno alla sintesi tra fede e ragione e sostiene che "la verità è nell'uomo interiore". Per Sant’Agostino la verità non si cerca all'esterno, ma scavando dentro la propria anima. Dall’anima nasce l’etica, il desiderio di rispondere alla domanda di cura che l’altro ci pone. La cura del patrimonio dello Stato nella nuova visione dell’Agenzia del Demanio mette al centro la persona e le sue esigenze nel contesto sociale e urbano in cui vive. Così il riuso dell’immobile pubblico abbandonato diventa una priorità per restituire alla collettività il “bene comune”, un atto di giustizia che pure rientra nel pensiero di Sant’Agostino.
Questa è, forse, la migliore chiave di lettura per addentrarsi nel complesso monumentale di San Giovanni a Carbonara, spazio che rappresenta uno dei più significativi sistemi conventuali, che delimita a nord-est le mura del Castello del Carmine come l'omonimo convento fa a sud-est. Entrambi i siti erano fuori del centro storico greco-romano e verranno successivamente inglobati nella cinta muraria aragonese che porterà all’estensione del centro storico.
La costruzione del monastero e della chiesa dedicata a San Giovanni Battista inizia alla metà del XIV secolo e nasce dal gesto di generosità del patrizio napoletano Gualtiero Galeota che dona all'ordine religioso agostiniano alcuni suoi lotti di terra. Il fondo, detto “Carboneto”, dà origine al nome (dal latino ad carbonetum) e sorge sull'area un tempo destinata allo smaltimento dei rifiuti inceneriti proprio perché fuori dalla città. Nell’inizio del Quattrocento, Re Ladislao I d’Angiò-Durazzo sceglie San Giovanni come luogo di sepoltura e ne commissiona un ampliamento che vede la realizzazione di un nuovo nucleo con chiostro, detto chiostro del Re.
Il complesso durante il periodo rinascimentale vive la sua massima espansione artistica e culturale, diventando luogo d'incontro tra uomini di cultura del panorama napoletano. Su questa identità culturale oggi il bene potrà tornare a essere un luogo di incontro di una cultura fatta di arte viva e laboratori.
La costruzione della Murazione aragonese, nel 1484, con le due torri del Salvatore e di San Giovanni sugella il passaggio del complesso all’interno del centro storico della città, rendendola ancora più baricentrica nel panorama artistico e culturale. Al XV secolo risale la realizzazione di importanti apparati decorativi della Chiesa come il Crocifisso di Giorgio Vasari nel 1545, la cui commissione si deve a Girolamo Seripando, agostiniano e del chiostro della Porteria demaniale che oggi stiamo valorizzando come spazio aperto di cultura.
Vi è infine il chiostro Nuovo, emblema dell’architettura tardo-rinascimentale della città, edificato nel 1570 per volere del cardinale Seripando che vi fonda una biblioteca. Una vocazione di conoscenza che oggi viene ripresa per creare valore sociale attraverso la cultura.
I momenti di crescita artistica del complesso si chiudono con la realizzazione nel 1707 dell’originalissima struttura a tenaglia dello scalone, frutto dell’ingegno di Ferdinando Sanfelice. Dopo la soppressione dell’ordine agostiniano durante il periodo austriaco, il complesso subisce molteplici destinazioni d’uso, per adattarlo alle mutazioni del contesto storico circostante. Oggi la parte del convento occupata dall'ex caserma Garibaldi e dal chiostro Nuovo ospita gli uffici giudiziari del Tribunale del Giudice di Pace di Napoli.
La riapertura dei Chiostri del Complesso Monumentale di San Giovanni a Carbonara rientra in un modello di uso temporaneo che si concluderà con la realizzazione di un progetto più ampio di riqualificazione del convento demaniale nell’ottica di condivisione e fruizione del bene comune. La storia e la memoria dei luoghi si coniugano con nuove forme di cultura, arte e laboratorio che i giovani e l’associazionismo riescono ad attivare per far rivivere un bene parte della loro identità.
L’uso temporaneo è un modello adottato dall’Agenzia del Demanio per rendere immediatamente disponibile l’immobile pubblico in disuso al cittadino nelle more della sua definitiva rifunzionalizzazione. L’immobile da simbolo di abbandono riprende vita con la concessione ad associazioni e privati dedicati alla rigenerazione dei luoghi della città.
Per orientarsi a San Giovanni a Carbonara, si incontrerà sempre la dimensione della ragione e tempo umano e della fede. Il passato è memoria, il futuro è proiezione e il presente è attenzione al cittadino.